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Utente: Eloisa
Nome: Eloisa
Una trentenne schiava delle parole, una trentenne che pensa e viaggia troppo, nei percorsi reali e nei sogni. Un chimico in bilico tra le formule e la poesia.
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domenica, luglio 26, 2009

Il 2008 è saltato. Ci sarà un buco nella lista delle date. Il 2008 è stato intenso. Intenso e bello. Ho anche cambiato casa per l'ennesima volta. Ma questo è stato un trasloco vero e proprio, il primo effettuato in coppia. C'è la casa, il sole e l'albero ....

C'è quest'aria...ancora insanguinata di parole che ho parlato io...Il mondo che ho sognato e disegnato...C'è la casa... il sole...l'albero...e l'uomo accanto all'albero...con lei...la stessa che ho voluto qui con me...E se c'è ancora luce grazie a Dio...sul silenzio mio...se troppo ho immaginato e camminato...con occhi da sorprendere...e un cuore per comprendere se mai...tutto quel che ho avuto...E se dovrò cucirmi addosso anch'io lo strappo al velo di un addio...però...confesso che ho vissuto...

Angelo Branduardi

postato da: Eloisa alle ore 17:23 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Non capirsi è terribile-
non capirsi e abbracciarsi,
ma benchè sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

In un modo o nell’altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
nè con la comprensione uccidere.
Evgenij A. Evtusenko

postato da: Eloisa alle ore 19:55 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).
Fernando Pessoa

postato da: Eloisa alle ore 19:55 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell'erba,
lascian camminando due ombre che s'unisco,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.

Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s'uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E' la felicità una torre trasparente.

L'aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.

Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l'eternità della natura.

Pablo Neruda

postato da: Eloisa alle ore 19:55 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

Pablo Neruda

postato da: Eloisa alle ore 19:54 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.


T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.


T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti


che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Pablo Neruda

postato da: Eloisa alle ore 19:54 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Giochi ogni giorno...

Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
Sottile visitstrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grapolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.


Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ulitmo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.


Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell'universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda

postato da: Eloisa alle ore 19:54 | Link | commenti
categoria:poesia
mercoledì, dicembre 26, 2007

Un lavoro normale. Una casa normale. Niente più viaggi frequenti. Sto respirando.

Ho continuato a trascurare il blog. Si dice che la felicità non fa romanzo. Forse è vero. Ma voglio tenermi comunque questa casa, perchè possa ritornare ad abitarci quando ne ho voglia. Anche quando sono felice.

postato da: Eloisa alle ore 19:54 | Link | commenti
categoria:pensieri
sabato, maggio 13, 2006

Avvertenza: ogni riferimento a fatti o persone non è puramente casuale.

La campanella stava suonando, intervallata dalla pubblicità di una nota marca di merendine che l’altoparlante diffondeva per tutti i piani dell’edificio scolastico. Il ritratto presidenziale sei metri per sei campeggiava all’ingresso con sorriso pastorale e lievemente ebete. Ma per qualche scherzo o riflesso di luce, gli occhi indulgenti del Presidente si accesero di una luce severa nel vedere entrare, in ritardo e un po’ stracciato, l’alunno Zeffirini, un dodicenne bruttarello pieno di brufoli, malgrado esistessero in vendita, anche nel supermarket interno della scuola, varie creme astringenti e leviganti. Il preside esaminò lo zainetto d’ordinanza con aria allarmata.

- Come mai lei non ha adesivi o gadget o scritte sullo zaino? Non trova nulla che le piace in questo Paese?

La campanella suonò per la terza e ultima volta, seguita da una pubblicità di videogiochi. Zeffirini fece segno che non poteva aspettare, mollò il preside e salì, divorando gli scalini tre a tre. Arrivò appena in tempo. Il suo compagno di banco, Ricci, lo salutò con regale indifferenza e ritornò alla lettura del suo moto-catechismo. Da dietro, il giovane Milvio gli soffiò nell’orecchio:

- Zeffirini oggi ti interrogano e ti fanno un culo così, brufoloso di merda.

- Può essere – disse Zeffirini, prese il righello e girandosi di scatto tirò una sciabolata in faccia a Milvio, che da dietro cercò di strangolarlo, ma si separarono di colpo essendo entrata la profe di lettere. Era una profe piccola e severa, con la divisa governativa così ben stirata da sembrar di eternit. Si sedette e posò il registro sulla cattedra con gesto solenne.

- Tutti in piedi – ordinò la profe.

La musica salì alta, e in patriottico karaoko le voci chiare e squillanti intonarono le immortali parole:

La mia patria è una e forte/Nostro padre è il Presidente/Duramente duramente Duramente studierò/Patria bella del mio cuo-o-o-or

La musica sfumò. Ci furono venti secondi di propaganda per le imminenti elezioni amministrative e poi i fanciulli sedettero in perfetto silenzio. Era giorno di interrogazioni, e quando l’insegnante aprì il registro, fu come se ne uscisse un’aria mefitica, un odore di tomba scoperchiata.

- Oggi interroghiamo…Zeffirini!

Le membra si decontrassero e i visi si distesero, molti sorrisero scambiandosi caramelle. Tutti guardarono poi Zeffirini, l’uccellino colpito, che si dirigeva con le alette basse verso la cattedra, mentre un’unica voce sembrava accompagnarlo, solidale, nel suo cammino: Cazzi tuoi, sfigato. La profe considerò l’aspetto dell’alunno con un certo disprezzo. Zeffirini non la guardava, cercando di arrotolare una scoria nasale recentemente estratta e di smaltirla ecologicamente.

- Oggi ti interrogo in letteratura – disse la profe – spiegami l’evoluzione del presentatore nella storia della cultura italiana.

- Ehm…sì, allora, inizialmente il presentatore aveva funzioni di presentare e basta…

- Ma guarda – disse perfida la profe – un presentatore che presenta. Strano, no?

La classe rise.

- Volevo dire – tentò di proseguire Zeffirini – che non gli era richiesto di educare anche culturalmente, però educava ad esempio con le domande dei quiz, o presentando ospiti interessanti…poi ci fu la nascita del talk show….

- La data precisa?

- Credo…1975…no? ….1973?

- Non lo sai…16 gennaio 1976, con la prima puntata di Dillo al divano. Dimmi: quale fu la grande scoperta culturale di questo programma?

- Il pulsante

- No, no, ignorante, ignorante! Chi sa rispondere?

- La grande scoperta culturale – disse l’esile bionda Fantuzzi, è la moviola, che diede la possibilità di rivedere un goal due volte, anche se già molto prima un geniale telecronista di provincia, Bottura….

- Brava Fantuzzi – disse la profe – preferisci un nove o un Diario Rosa, il Diario della Bambina Studiosa con tutte le foto dei tuoi attori preferiti?

- Il nove, di diari ne ho già tre – disse educatamente la Fantuzzi.

- Bene! Invece, tu, Zeffirini, male! Ti dovrei mandar via con un due, ma faccio un altro tentativo. Hai fatto il compito a casa? Hai imparato un pezzo di telegiornale a memoria?

- Ehm…un pezzo piccolo…

- Avanti

- Il presidente del consiglio ha parlato oggi dei grandi passi avanti della nostra economia…ehm…in quanto…ha detto che l’inflazione…cioè la deflazione…

- Lo sai o non lo sai?

- No, professoressa, ieri non ho potuto studiare. Non ho guardato la televisione ieri. Non ci riuscivo, mi facevano male gli occhi.

La profe trasalì.

- Però ho letto un libro sugli animali – disse timidamente Zeffirini. Se vuole le posso elencare le distinzioni dei pesci in generi e classi, oppure le posso parlare dei delfini e delle grandi spedizioni oceanografiche…

- Non è nel programma Zeffirini! Quando avrai fatto i tuoi compiti puoi leggere tutti i libri che vuoi, ma ora no! Da quando non guardi il telegiornale Zeffirini?

- Sei giorni

Un mormorio scandalizzato percorse l’aula.

- E dimmi allora, come facevi a sapere l’inizio del telegiornale di ieri?

- Perché comincia quasi sempre nello stesso modo – disse Zeffirini.

La profe assunse un’aria molto seria, come se quello che stava per dire le dispiacesse veramente.

- Vedi, Zeffirini, ho cercato di aiutarti in tutti i modi….Ti ho già interrogato tre volte. Ma a questo punto si rende necessaria una decisione. Dovrò chiedere al consiglio di classe che tu sia assegnato a un collegio di rieducazione

- Certamente – disse Zeffirini, e si avviò verso la finestra

- Che fai? Torna qui, non ho ancora finito! Voglio darti un’ultima possibilità. Se entro una settimana impari a memoria, senza sbagliare una virgola, il discorso natalizio a reti unificate del presidente, posso anche evitare il provvedimento. Però dovrai curare di più il tuo aspetto, i vestiti, quei brufoli orrendi, e dovrai venire alle lezioni di religione anche alla domenica. Cosa mi rispondi?

- Certamente – disse Zeffirini, aprì la finestra e saltò giù.

La profe azionò l’allarme, per segnalare la fuga alla guardia armata sulla torretta della scuola. Ma Zeffirini fu fortunato. La guardia stava seguendo la partita a tutto volume. Altrimenti, sul monitor alle sue spalle, avrebbe visto Zeffirini correre via, veloce come il vento.

Estratto operato dall’autrice di questo blog del racconto di Stefano Benni: Un cattivo scolaro, tratto dal libro L’ultima lacrima (Ed. Feltrinelli). Si consiglia caldamente di leggerlo, l'autrice di questo blog ne ha tratto prolungato e amaro divertimento.

postato da: Eloisa alle ore 23:36 | Link | commenti (11)
categoria:libri
lunedì, maggio 01, 2006

Ve l'ho detto che mi hanno pubblicato quattro post su liberoblog? Sono qui , qui , qui. e qui

A presto,

T.C.

postato da: Eloisa alle ore 01:52 | Link | commenti (5)
categoria:attualitÃ