
Avvertenza: ogni riferimento a fatti o persone non è puramente casuale.
La campanella stava suonando, intervallata dalla pubblicità di una nota marca di merendine che l’altoparlante diffondeva per tutti i piani dell’edificio scolastico. Il ritratto presidenziale sei metri per sei campeggiava all’ingresso con sorriso pastorale e lievemente ebete. Ma per qualche scherzo o riflesso di luce, gli occhi indulgenti del Presidente si accesero di una luce severa nel vedere entrare, in ritardo e un po’ stracciato, l’alunno Zeffirini, un dodicenne bruttarello pieno di brufoli, malgrado esistessero in vendita, anche nel supermarket interno della scuola, varie creme astringenti e leviganti. Il preside esaminò lo zainetto d’ordinanza con aria allarmata.
- Come mai lei non ha adesivi o gadget o scritte sullo zaino? Non trova nulla che le piace in questo Paese?
La campanella suonò per la terza e ultima volta, seguita da una pubblicità di videogiochi. Zeffirini fece segno che non poteva aspettare, mollò il preside e salì, divorando gli scalini tre a tre. Arrivò appena in tempo. Il suo compagno di banco, Ricci, lo salutò con regale indifferenza e ritornò alla lettura del suo moto-catechismo. Da dietro, il giovane Milvio gli soffiò nell’orecchio:
- Zeffirini oggi ti interrogano e ti fanno un culo così, brufoloso di merda.
- Può essere – disse Zeffirini, prese il righello e girandosi di scatto tirò una sciabolata in faccia a Milvio, che da dietro cercò di strangolarlo, ma si separarono di colpo essendo entrata la profe di lettere. Era una profe piccola e severa, con la divisa governativa così ben stirata da sembrar di eternit. Si sedette e posò il registro sulla cattedra con gesto solenne.
- Tutti in piedi – ordinò la profe.
La musica salì alta, e in patriottico karaoko le voci chiare e squillanti intonarono le immortali parole:
La mia patria è una e forte/Nostro padre è il Presidente/Duramente duramente Duramente studierò/Patria bella del mio cuo-o-o-or
La musica sfumò. Ci furono venti secondi di propaganda per le imminenti elezioni amministrative e poi i fanciulli sedettero in perfetto silenzio. Era giorno di interrogazioni, e quando l’insegnante aprì il registro, fu come se ne uscisse un’aria mefitica, un odore di tomba scoperchiata.
- Oggi interroghiamo…Zeffirini!
Le membra si decontrassero e i visi si distesero, molti sorrisero scambiandosi caramelle. Tutti guardarono poi Zeffirini, l’uccellino colpito, che si dirigeva con le alette basse verso la cattedra, mentre un’unica voce sembrava accompagnarlo, solidale, nel suo cammino: Cazzi tuoi, sfigato. La profe considerò l’aspetto dell’alunno con un certo disprezzo. Zeffirini non la guardava, cercando di arrotolare una scoria nasale recentemente estratta e di smaltirla ecologicamente.
- Oggi ti interrogo in letteratura – disse la profe – spiegami l’evoluzione del presentatore nella storia della cultura italiana.
- Ehm…sì, allora, inizialmente il presentatore aveva funzioni di presentare e basta…
- Ma guarda – disse perfida la profe – un presentatore che presenta. Strano, no?
La classe rise.
- Volevo dire – tentò di proseguire Zeffirini – che non gli era richiesto di educare anche culturalmente, però educava ad esempio con le domande dei quiz, o presentando ospiti interessanti…poi ci fu la nascita del talk show….
- La data precisa?
- Credo…1975…no? ….1973?
- Non lo sai…16 gennaio 1976, con la prima puntata di Dillo al divano. Dimmi: quale fu la grande scoperta culturale di questo programma?
- Il pulsante
- No, no, ignorante, ignorante! Chi sa rispondere?
- La grande scoperta culturale – disse l’esile bionda Fantuzzi, è la moviola, che diede la possibilità di rivedere un goal due volte, anche se già molto prima un geniale telecronista di provincia, Bottura….
- Brava Fantuzzi – disse la profe – preferisci un nove o un Diario Rosa, il Diario della Bambina Studiosa con tutte le foto dei tuoi attori preferiti?
- Il nove, di diari ne ho già tre – disse educatamente la Fantuzzi.
- Bene! Invece, tu, Zeffirini, male! Ti dovrei mandar via con un due, ma faccio un altro tentativo. Hai fatto il compito a casa? Hai imparato un pezzo di telegiornale a memoria?
- Ehm…un pezzo piccolo…
- Avanti
- Il presidente del consiglio ha parlato oggi dei grandi passi avanti della nostra economia…ehm…in quanto…ha detto che l’inflazione…cioè la deflazione…
- Lo sai o non lo sai?
- No, professoressa, ieri non ho potuto studiare. Non ho guardato la televisione ieri. Non ci riuscivo, mi facevano male gli occhi.
La profe trasalì.
- Però ho letto un libro sugli animali – disse timidamente Zeffirini. Se vuole le posso elencare le distinzioni dei pesci in generi e classi, oppure le posso parlare dei delfini e delle grandi spedizioni oceanografiche…
- Non è nel programma Zeffirini! Quando avrai fatto i tuoi compiti puoi leggere tutti i libri che vuoi, ma ora no! Da quando non guardi il telegiornale Zeffirini?
- Sei giorni
Un mormorio scandalizzato percorse l’aula.
- E dimmi allora, come facevi a sapere l’inizio del telegiornale di ieri?
- Perché comincia quasi sempre nello stesso modo – disse Zeffirini.
La profe assunse un’aria molto seria, come se quello che stava per dire le dispiacesse veramente.
- Vedi, Zeffirini, ho cercato di aiutarti in tutti i modi….Ti ho già interrogato tre volte. Ma a questo punto si rende necessaria una decisione. Dovrò chiedere al consiglio di classe che tu sia assegnato a un collegio di rieducazione
- Certamente – disse Zeffirini, e si avviò verso la finestra
- Che fai? Torna qui, non ho ancora finito! Voglio darti un’ultima possibilità. Se entro una settimana impari a memoria, senza sbagliare una virgola, il discorso natalizio a reti unificate del presidente, posso anche evitare il provvedimento. Però dovrai curare di più il tuo aspetto, i vestiti, quei brufoli orrendi, e dovrai venire alle lezioni di religione anche alla domenica. Cosa mi rispondi?
- Certamente – disse Zeffirini, aprì la finestra e saltò giù.
La profe azionò l’allarme, per segnalare la fuga alla guardia armata sulla torretta della scuola. Ma Zeffirini fu fortunato. La guardia stava seguendo la partita a tutto volume. Altrimenti, sul monitor alle sue spalle, avrebbe visto Zeffirini correre via, veloce come il vento.
Estratto operato dall’autrice di questo blog del racconto di Stefano Benni: Un cattivo scolaro, tratto dal libro L’ultima lacrima (Ed. Feltrinelli). Si consiglia caldamente di leggerlo, l'autrice di questo blog ne ha tratto prolungato e amaro divertimento.
Pochi giorni fa sono stata a Trieste, la città che mi ha adottata per dieci lunghi anni. Sono passata a trovare un mio vecchio amico del periodo universitario, brillante neo-ingegnere meccanico tutto numeri, formule e motori che di recente - mi racconta - si è dato ad un'arte per lui insolita: la scrittura. Credendo avesse voglia di scherzare gli chiedo la prova tangibile di tale attività: mi mostra un libricino scritto da un suo professore di Ingegneria,
Enzo Tonti, con la premessa di Tullio De Mauro (ex-ministro dell'allora Pubblica Istruzione) e la prefazione - commovente - di un ex-docente universitario di Fisica, Carlo Bernardini. A questo punto il mio amico mi dice che ha contribuito alla stesura di questo libro scrivendone tre pagine. Sfoglio il libro e leggo nitidamente il suo nome e cognome...Enzo Tonti, ordinario di Fisica matematica presso l'Università di Trieste, fautore di quello che in letteratura scientifica si chiama Tonti diagram, gli ha pure scritto una dedica sulla prima pagina. Il titolo del libricino, Il piacere di insegnare, è di quelli che a prima vista posson sembrare banali, se non fosse per il fatto che si riferisce alla didattica universitaria, troppo spesso considerata dagli accademici una perdita di tempo rispetto alla ricerca. Il prof. Tonti non la pensa così: egli si occupa continuamente di didattica pur essendo al contempo un illustre scienziato, noto a livello mondiale per le sue importanti e numerose pubblicazioni. Il prof. Tonti ha voluto dare voce agli studenti, che nell'ultima parte del libro hanno scritto le proprie considerazioni sulla didattica universitaria, tutti (eccetto il mio amico e pochi altri) in forma rigorosamente anonima. E' triste pensare a una tale paura di esternare le proprie idee, e questo dovrebbe far riflettere su quanto la didattica universitaria sia spesso non solo scadente, ma anche vendicativa nei confronti di chi osa criticarla. Il prof. Tonti ha voluto affrontare tale scottante tema con questo piccolo gioiello, in cui scrive molte cose che valgono per l'università come per la scuola superiore:
Voglio solo porgere, in totale umiltà, i suggerimenti che mi vengono da quarant'anni di appassionato insegnamento. Se questi suggerimenti, in parte condivisibili e in parte no, potranno servire ad altri, soprattutto ai giovani docenti, avrò ottenuto lo scopo che mi sono prefissato.
Insegnare, oltre ad essere un piacere è un privilegio.
Come docenti dobbiamo tutti tenere presenti e meditare con umiltà sulle osservazioni degli studenti. Dobbiamo tutti renderci conto che un cattivo insegnamento rende difficile lo studio e, fatalmente, allunga il periodo di permanenza all'università. Quello che è più grave è che toglie ai giovani l'entusiasmo, non fa amare la conoscenza, toglie la gioia del capire, a mio avviso una delle più belle gioie che la vita ci possa dare. Lo studente non vede l'ora di concludere gli studi per poter andar via da un ambiente che gli ha tolto l'entusiasmo.
Uccidere l'entusiasmo è il più grande delitto che si possa compiere su un giovane.
Se il rendimento negli studi è basso, se gli anni di permanenza all'università si allungano, se molti studenti abbandonano, non basta facilitare gli studi abbassandone il livello, come sta facendo l'attuale riforma universitaria, ma occorre che ciascuno di noi migliori la qualità del proprio insegnamento e si dia da fare per formare i giovani che iniziano la carriera universitaria.